Trascrizione a cura di Antonio Frigé
Introduzione di Enrico Parizzi
88 pagine
ISMN 979-0-705102-81-9
Come per tutta la produzione di Valentini, ci troviamo in presenza di un’opera in felice equilibrio tra la grande tradizione corelliana, di cui il nostro è il più accreditato esponente nei primi decenni del ‘700, e l’invenzione costante di motivi d’interesse e meraviglia. Se, per il nostro gusto, le cose migliori dell'opera risiedono negli andamenti lenti, in quei momenti di rapimento estatico in cui l'autore sembra quasi non osare far muovere le due parti, tuttavia spesso gli allegri possiedono una freschezza ed un abbandono giovanile che possiamo avvicinare allo stile veneziano di Albinoni e Vivaldi. Non mancano episodi di sorprendente originalità, come le Partite sopra un medesimo basso dell’Idea I, sviluppate su un ostinato dalla metrica inattesa; o ancora l'eco dell'Idea VII, che servirà da modello per il Bonporti dei Concertini dell’opera XII.
Rispetto alle 3 opere precedenti, la presenza di un solo violino permette a Valentini di abbandonarsi a qualche virtuosismo (sempre temperato dalla fedeltà al modello corelliano) e soprattutto lo induce a concertare il basso in maniera più interessante e partecipativa.